La vittoria delle Contrade

 

Sul “Corriere Fiorentino” di oggi, che esce in Toscana con il Corriere della Sera, accanto al pezzo di cronaca sulla vigilia del Palio, è uscito quest’altro mio pezzo, svincolato dalla contingenza. Una riflessione sulla miracolosa vitalità delle Contrade in tempi così difficili come quelli che viviamo.

Stasera, con le cene propiziatorie nelle strade e nelle piazze dei dieci rioni, i Contradaioli prima faranno la macumba contro la pioggia che ha stravolto i tempi e i riti del Palio di Siena. Poi tenteranno l’ultimo approccio alla fortuna. Ma un solo popolo sarà il prescelto. Per gli altri, resterà solo la consolazione di predisporsi all’attesa del prossimo anno.
E di poterlo fare insieme, in Contrada, dove la vita non si ferma mai. Non si arrende ad un Palio sfortunato. Si continuerà a battezzare i bimbi che nascono, a salutare insieme i vecchi che ne vanno con gli onori di tutti, a ritrovarsi a cena d’inverno come se fossero i giorni del Palio, a rinfrescare musei e chiese. A organizzare le donazioni di sangue, a compiere quelle sotterranne ma costanti azioni quotidiane di una convivialità fertile e protetta, che rappresenta un valore aggiunto in termini di aggregazione e qualità della vita. Un riferimento sicuro soprattutto per i più giovani, che crescono insieme, tra tamburi e bandiere.
Non tutto è rosa e fiori: al di là di una stucchevole retorica, da tempo le Contrade si misurano con la difficile contemporaneità. Per esempio sono impegnate a ridurre l’uso di alcool tra i Contradaioli, ad arginare la tendenza a riunirsi in gruppi al di là e al di sopra della tradizionale mescolanza generazionale. Un rischio di omologazione che si insinua nelle Contrade rispetto ad altre realtà affatto tipiche. La stessa esagerata proliferazione dei costi del Palio, così come la spasmodica attenzione dei media, sono tematiche che incidono nella dinamica contradaiola del terzo millennio. Ma la Contrada è comunque un miracolo di socialità off line, in questo tempo così segnato dalla tecnologica convinzione che si faccia socialità solo attraverso Internet.
Nelle Contrade ci si frequenta, eccome, faccia a faccia, anche se non si vive più da uscio a uscio nelle stradine del cuore di Siena, visto che i senesi vivono per lo più fuori dalle mura. E proprio le Contrade, così, diventano avamposto ideale per far sopravvivere i rioni nel cuore del centro storico, altrimenti ridotti ad “affittifici” ad uso di studenti. E specialmente quelli più distanti dal cuore della città, quasi privi di negozi. Per tutto questo, anche se domani sera il Palio lo vincerà una Contrada sola, la Contrada come entità sociale unica al mondo, continuerà a vincere il Palio della sfida con la contemporaneità. Come accade da sempre, in un equilibrio miracoloso tra tradizione e adattamento ai tempi.

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Palio, tutti contro la gaffe della Brambilla

La ‘rossa’ poteva risparmiarsela quella battuta infelice sul Palio di Siena, poi parzialmente ritrattata alle 21 di sera, quando ormai tutti i mezzi di informazione avevano diffuso ampiamente il verbo del ministro del turismo Michela Brambilla. Che nella prima versione, cosi’ come e’ stata diffusa, invitava ad abolire il Paliocome ha fatto la Catalogna con la Corrida e argomentava addirittura con il fatto che la festa senese offuscasse l’immagine dell’Italia. La superficialita’ e’ davvero una brutta consigliera, soprattutto quando ispira un ministro della Repubblica, che alle 21, dopo una vera tempesta trasversale di critiche fino alla minaccia di querela da parte del sindaco di Siena, Maurizio Cenni, ha diffuso una nota in cui spiegava che se l’era presa con i paliotti senza controlli sparsi in mezza Italia e che sul Palio invitava semmai a riflettere.La ‘rossa’ versione 1 e versione 2 ha comunque riunito tutto lo schieramento politico, molto piu’ di quanto riesca al suo mentore, il Cavaliere. Le dichiarazioni animaliste del ministro del turismo, in poche ore, prima e dopo la virata delle 21, e ancora per tutta la giornata di oggi, sono state censurate da una valanga di esponenti del Pd, uniti all’insegna della frase, ‘e’ una bischerata’. Ma anche dalla Lega, dal capogruppo Pdl al senato, Maurizio Gasparri, che ha detto: ‘Viva il Palio di Siena. Un evento ricco di tradizione e di sana cultura popolare. E ancora, dalla portavoce del Pdl della Toscana, Monica Faenzi, dai consiglieri del Pdl della Toscana Marignani e Magnolfi che, come aveva subito fatto il consigliere provinciale senese del Pdl, Lorenzo Rosso, invitano la ministra al Palio, per provare a farglielo capire.Enrico Rossi, presidente della Regione, ha affidato a Facebook il suo commento: ‘La ministra animalista fa ridere i pollia’ I Senesi sanno proteggere e amare i cavalli piu’ di quanto la Brambilla sa sostenere e sviluppare il nostro turismo’. Insomma, salvo qualche associazione animalista, la Brambilla e’ riuscita nell’impresa titanica di riunire la politica nostrana almeno su qualcosa. Chissa’ se Berlusconi aggiungera’ il Palio di Siena ai quattro punti della sua verifica settembrina dopo la diaspora finiana. C’e’ caso che su quello, almeno, si trovino d’accordo.

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Avanti popolo della Fortezza

Il titolo della manifestazione, “InFortezza” con il logo-sottotitolo “Avanti popolo”, strizza indubbiamente l’occhio alla gente delle feste all’aria aperta, agli eventi di partecipazione e condivisione di massa senza bisogno di social network. Quei tipici appuntamenti estivi che per tanto tempo erano le “Feste dell’Unità”, o di Liberazione, o dell’Avanti, e che ora si chiamano in modi differenti o non si chiamano più affatto. Ma cercare il marchio di fabbrica geopolitico per targare in qualche modo la folla che da metà luglio fino a questi ultimi giorni – sabato il gran finale – ha varcato la Fortezza da Basso, a Firenze, è un esercizio in fondo fine a se stesso. In Fortezza c’è stata gente di tutti i tipi fino a notte fonda, attirata dai 24 spettacoli del Festival on line – martedì sera gran successo degli Skiantos – dove hanno brillato i Jethro Tull e la serata omaggio a Rino Gaetano, o dalle decine e decine di ristoranti, con una sorta di “quartiere latino” a far da quadrilatero del gusto con splendide bistecche argentine in grande rilievo. E poi le bancarelle etniche, la libreria, l’arena del fitness, dove si è vista gente fare spinning tutti insieme pedalando, a decine e decine. Gran successo per la pista del ghiaccio assediata fino alle 1 di notte. E poi, anche la curiosità del palo della pole dance, con le suggestive esibizioni della bella Daria Bettarini, insegnante appassionata e sempre alle prese con il distinguo dovuto rispetto alla lap dance. Appunto, attenzione, Daria insegna pole dance e non lap dance. Della seconda si sa di che si tratta; la pole dance è invece una disciplina sportiva, riconosciuta dal Coni, una vera e propria ginnastica sviluppata intorno ad un palo, con evoluzioni da far tremare i polsi. E fatte da Daria, danno anche qualche brivido in più.
Insomma, “Avanti popolo” sta per chiudere i battenti, con un unico rimpianto per gli organizzatori: Alessandro Bellucci responsabile del Festival live on e Piero Vannucci di Sicrea – la nuovo scoietà nata da Aida e Promopoint – dicono che con un minimo appoggio di qualche ente pubblico o privato, “Avanti popolo” potrebbe far breccia ancora di più nel cuore dell’estate fiorentina. Per ora, comunque, 250.000 visitatori di tutte le età con il sorriso sulle labbra, bastano e avanzano. Mica poco sorridere, di questi tempi.

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La via umana per comprare i libri di scuola

E’ una sorta di via umana alla coda per l’acquisto dei libri scolastici. Un modo “soft” per attendere il proprio turno. Nella libreria di via Laura a Firenze, l’esperienza di 50 anni di attività, ha indotto i proprietari ad adottare una apprezzatissima misura di cortesia: di fronte al negozio sono state asistemate comode poltroncine, panchine e ombrelloni. Così da resistere al meglio alla fatica della coda e all’aggressione della calura estiva. La lista dei libri per l’anno scolastico che appare lontano ma è già dietro l’angolo, è una osrta di balzello che nell’era di Internet potrebbe quantomento essere alleviato. Ma intanto, l’unico modo per addolcire la pillola, è quella di provare a recuperare qualcosa, dando indietro i libri usati. Alla libreria di via Laura acquistano con metodo apprezzabile: il 30% del prezzo di copertina e uno sconto del 45% sui libri nuovi. I titolari sono disponibili e professionali. Si respira una bella atmosfera di cordialità: i ragazzi, appena finita la maturità, si liberano del fardello dei ricordi di lunghe ore passate su quei volumi. Svuotano gli zaini e si mettono in tasca, se va bene, un centinaio di euro, utili per rimpolpare il budget della vacanza. Ma in magazzino, zeppo di volumi, si può anche pescare qualche rarità d’epoca, magari da consultare seduti in strada, sulla panchina sotto l’ombrellone, davanti alla libreria di via Laura, dove persino comprare i libri di scuola diventa meno pesante.

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Le vacanze semplici

Una domenica al mare di Toscana, sulla spiaggia di Rosmarina, è una sorta di pausa benedetta, che ti solleva  da tutto il resto. Ognuno ha i suoi luoghi dell’anima. Io sarò poco esotico, ma per me Marina di Grosseto è una sorta di buen retiro, dove i ritmi si attenuano, si fanno sincopati. La giornata è quasi felpata, nonostante la calca dei vacanzieri dai e vai. La lettura di “Le perfezioni provvisorie”, splendido noir senza toni crudi di Gianluca Carofiglio, aggiunge relax, completato, a sera, dalla possibilità di cimentarmi ai fornelli con pesce delle nostre parti. Niente roba dall’Oceano Indiano, semplice pesce di casa nostra. Ma la domenica sotto l’ombrellone è anche un momento di ascolto. Forzato, vista la vicinanza delle sdraio. E scopri, così, mille mondi che ti ronzano intorno. C’è la signora che sfoggia seno e labbra rifatte ed un incontenibile tatuaggio sul fondo schiena, di color rosso, che riproduce una bocca nell’atto – pare di capire – di baciare. Ci sono cento mamme alle prese con neonati o poco più, sfinite dagli obblighi di spiaggia – formine, castelli, buchette, etc. Ci sono i dialoghi sotto l’ombrellone, che meriterebbero spesso una web cam: si capirebbe di più come è il nostro Paese. Di come vorrebbe essere. Perchè la top ten dei dialoghi è presto fatta: molta Fiorentina e grande apprensione per il caso Insua; ancora qualche maledizione agli azzurri pallidi del Sudafrica; prime discussioni sul calendario prossimo venturo del campionato; riflessioni su Belen e la sua ammissione sulla cocaina; preparazione della serata con scelta del ristorante e gara a chi consiglia il posto migliore qualità-prezzo. Qualunquismo? No, io direi, ossigeno di sopravvivenza. Sono talmente leggeri questi dialoghi sotto l’ombrellone, che verrebbe voglia di fissare questi momenti al sapore di salsedine, come se facessero parte perenne del mondo reale, che ci aspetta tra qualche settimana, finita l’estate. Non abbondano – per fortuna – sulla mia spiaggia di Marina – i tecnodipendenti, quelli che non possono fare a meno di Internet, dell’i-pod, del cellulare che per forza ti deve far restare connesso a facebook. C’è gente normale, semplice, tutto intorno, che mi pare vada in cerca di serenità, di riposo, di una pausa meritata rispetto all’incalzare delle preoccupazioni. Gente che meriterebbe maggior rispetto da chi li governa. Gente che sorride per un gelato, che fa mettere i piedi nell’acqua alla nipotina con un palpito di emozione, che scatta fotografie col cellulare – questo sì, vorrei vedere – per non dimenticare il colore del mare o l’ultimo costume comprato a saldo la sera prima. A me piace questa gente così, poco trendy, affatto “cool”, molto vera. Per esempio, la giratina a Castiglione della Pescaia, poco distante, ma distante anni luce per tipologia di vacanza, ti riporta invece dentro un mondo di modaioli, di aperitivisti, che si rincorrono nel dedalo della folla rinchiusa dentro il piccolo corso del paese. E allora senti parlare di griffes, di locali di tendenza, di ristoranti “giusti”, che quest’ultima cosa a me personalmente proprio non va giù. Dopo mezz’ora di questo andazzo da tipico programma vacanziero delle tv mediaset, fa piacere poter riprendere la macchina – posteggiata lontano lontano, vista la calca – e tornare a Marina. E nascondersi nel bel mezzo della gente semplice, quelli delle vacanze semplici, senza stress discotecaro annesso. Che noia dirà qualcuno, al limite anche giustamente. Ma se avessero assaggiato le mie alici scottate appena, la penserebbero diversamente.

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Pagliacci e turbamenti

Sarà che ho tanta voglia di mare. Ma nonostante questo, la foto dei pesci pagliacci – meravigliosi! – mi ispira più che altro una riflessione sui pagliacci. Non sui pesci. Due spunti dalle cronache di oggi.
1) I due esponenti politici di primo piano che, unendosi in “matrimonio”, hanno dato vita al partito politico attualmente di maggioranza relativa nel nostro Paese, hanno divorziato. Fragorosamente. Si sono divisi. Dopo tante dispute tra Berlusconi e Fini, il primo ha ripudiato pubblicamente il secondo, chiedendone anche l’allontanamento dal ruolo istituzionale che ricopre. Tralasciando il fatto che Fini è stato eletto Presidente della Camera dal Parlamento e non è lì per editto del Presidente del Consiglio. Fini reagisce e attacca il suo ex sodale, definendolo in un modo quantomento inquietante: “Illiberale”. Ora, il fatto che il Presidente della Camera accusi di illiberalità il Presidente del Consiglio, in una libera Repubblica democratica, per giunta leader del Partito della libertà, non provoca qualche turbamento in giro?
2) Il Governo continua a perdere le cause. Prima la Corte Costituzionale ritiene inammissibile il ricorso presentato, appunto dal Governo, contro la legge della Toscana che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini che vivono nel suo territorio, anche se si trovano nello status di clandestini. Poi, il Tar del Lazio sospende l’aumento dei pedaggi stradali voluto dal Governo, perchè non motivato. Ma intanto i cittadini hanno pagato il balzello in più. E anche questo Governo che perde le cause di fronte agli organi di garanzia giurisdizionale, non provoca qualche turbamento in giro?
E tutto questo in un Paese che continua a prendere in giro i giovani, relegati al ruolo di manovalanza precaria sottosposta ad ogni ricatto, costringendo gli anziani a sostenere il loro reddito praticamente evanescente. Ma anche questo non provoca qualche turbamento in giro?
Io continuo ad aspettare che venga esposto il cartello “Sei su scherzi a parte”. E intanto medito amaramente sui pagliacci.

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Shanghai, il futuro

Oggi è l’ultimo giorno di partecipazione toscana all’Expo di Shanghai, dove chiude lo stand della Regione. Rientrato già da un paio di giorni, mi resta l’impressione forte, di aver fatto un’incursione nel futuro che è già presente. In una città che corre vertiginosamente, in un Paese che si sente forte, dove gli squilibri evidenti non creano tensioni, dove i chiari e gli scuri quasi incredibilmente non si contrappongono, dove le evidenti ricchezze convivono  nella pax sociale con le evidenti povertà. Formidabile Shanghai, comunque, con la metropolitana modernissima e pulitissima, i grattacieli che sono un segno di potenza e di sfida, la gente che pare generalmente sorridente, volitiva, positiva. Forse come lo eravamo noi negli anni Sessanta. Loro, comunque, corrono e fanno anche venir voglia di correre. Nell’ultimo giorno di permanenza a Shanghai, sugli enormi video appesi ai grattacieli, scorrevano le immagini dell’esordio alla Borsa di Shanghai della AgBank, un colosso finanziario che affonda le radici in un’intuizione di Mao, che proprio con questa banca voleva sostenere il lavoro dei contadini sparsi nelle immense campagne del Paese. La AgBanck resta di proprietà statale e il suo esordio alla Borsa di Shanghai ha coinciso con una raccolta di 22,5 miliardi di dollari, record mondiale di sempre.
Un esempio, non certo l’unico, se si considera che nel primo semestre 2010, ben 172 sono state le nuove aziende cinesi quotate in borsa, contro le 33 matricole americane nel medesimo periodo, ed una sola new entry nel nostro Paese.
Per tutto questo – e molto altro – l’asse Toscana-Cina mi pare particolarmente stimolante. Fra i risultati di quasi due mesi di attività, organizzate da Toscana Promozione a a Shanghai, che hanno visto coinvolti oltre 120 soggetti toscani tra pubblici e privati, c’è il lancio di tre progetti di promozione del made in Tuscany (arredamento, turismo e sanità); la firma di un protocollo d’intesa tra la Provincia di Grosseto, Rama spa e le municipalità di Wuxi e Jiangyin per una fornitura di bus elettrici; l’avvio dei contatti per l’apertura di un volo diretto Pisa-Shanghai in collaborazione con Eastern Airlines; l’idea di una policy school in materia di sanità in coicidenza con l’annunciata riforma sanitaria cinese. E’ stata inoltre avviata l’organizzazione di una delegazione di imprese, università e centri di ricerca cinesi che a novembre sarà a Firenze per la prima edizione della ‘Innovation Week’, occasione di incontro tra la Cina e le imprese toscane che operano nel biotech, nella tutela ambientale, nell’energia, nelle nanotecnologie e nei nuovi materiali. La Cina ha deciso di cambiare senza sosta, di correre con progressioni costanti e strappi repentini. Noi, così fermi sulle gambe, dovremo scalare rapporti e issarsi sui pedali, per provare quantomeno a restare in scia.

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Shanghai, la corsa della competitività

Il China Daily è il quotidiano in inglese che esce a Shanghai, una sorta di diario di bordo soprattutto ad uso e consumo della comunità occidentale, sempre più folta, che vive in questa parte della Cina, cosmopolita per vocazione, fin dalla fine delle Ottocento, quando sulla spinta delle compagnie del commercio internazionali, pezzi interi di città sono stati costruiti secondo le abitudini occidentali. Il Quartiere Francese ne è l’esempio ancora oggi più tangibile.

Il China Daily di oggi riporta dunque la classifica delle prime cento città al mondo quanto a competitività economica. Guidano la graduatoria le grandi metropoli occidentali, New York e Londra in testa. Subito dopo Tokio e Parigi. Ma tra le prime cento, ci sono sei città cinesi, Hog Kong che è al decimo posto, Shanghai al 37°, Taipei subito dietro, e poi Pechino in cinquantanovesima posizione, Shenzhen al 71° e Macao al novantatreesimo posto.  Numeri e graduatorie non chiariscono mai tutto fino in fondo, ma aiutano a capire. Soprattutto se hai l’opportunità di leggere il China Daily sopra il cavalcavia che domina il Jing An Temple, vestigia di un passato remoto, ormai approdo dei turisti, stretto d’assedio ai grattacieli che spuntano come funghi tutto intorno.

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Un giardino toscano sotto l’Himalaya

Il giardino pistoiese (realizzato dalla Vannucci Piante e dalla Compagnia del Verde) che accoglie i visitatori all’ingresso del Padiglione Italiano all’Expo è uno dei fiori all’occhiello del made in Italy  di Shanghai. Realizzato con non meno di 5o essenze, regge incredibilmente anche ai colpi di un clima che oscilla tra caldissimo e pioggia. Renzo Spagnesi, “ambasciatore” della Vannucci nel mondo, si gode il “suo” giardino cinese: “Per noi è una grande soddisfazione – dice – dopo 70 anni di lavoro e di impegno”. Ma in questi giorni, Spagnesi non è stato fermo a Shanghai. Con un’auto ha percorso migliaia e migliaia di chilometri per portarsi nel cuore della Cina, in cerca di zone in cui il clima e la qualità del terreno possano favorire la realizzazione di vivai in Cina, ma con tutto il know how e la conoscenza dell’azienda pistoiese. Durante il viaggio, in alcuni paesi, è stato ricevuto con onori particolari, riservati solo agli ospiti graditissimi. Per esempio: gli hanno fatto mangiare uno scorpione, massimo segno di ospitalità.  Ma al di là degli usi e costumi locali, Spagnesi ha scoperto una località ai piedi dell’Himalaya, dal clima e dal terreno ideale per reealizzare un vivaio pistoiese ai piedi dela grande montagna che divide la Cina dal Nepal e dall’India. I primi approcci sono positivi, chissà se il sogno – che è anche, ovviamente, un’opportunità economica – si realizzerà. In pratica, potrebbe rappresentare uno dei possibili esempi della gloobalizzazione di ritorno, all’insegna dello slogan: le conoscenze, il genio e l’esperienza italiani, la realizzazione in Cina. Come dire: thinked in Italy made in China.

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Questione di life style

Nel tentativo di capire qualcosa di più del pianeta Cina, o almeno del macrocosmo Shanghai, che è comunque una sorta di caravanserraglio di tante Cine diverse, faccio tappa in tre avamposti dichiaratamentre occidentali: Times Square, Zintiandy e uno dei tanti Starbucks sparsi per la città. Nel caffè occidentale per eccellenza, oltre a me non ci sono occidentali. E’ affollato di giovani e giovanissimi cinesi che fanno un baccano d’inferno e consumano bicchieroni di caffè come niente fosse. I panini al prosciutto sono in realtà croissant dolciastri pieni di maionese e di fette di qualcosa che assomiglia di più alla bresaola. I ragazzi cinesi accanto a me bevono perrier al limone. Seconda tappa: Times Square. E’ un centro commerciale dove si rincorrono negozi di griffes occidentali di lusso e medio-lusso. I prezzi sono prettamente occidentali. Mi avvicino ad un borsone da viaggio, che porta il prezzo di 6890 rmb, circa 810 euro: scappo dalla tentazione e tutto intorno, però, è un affollarsi di acquisti, soprattutto da parte di giovani ragazze cinesi, già abbondantemente griffate. Non so se le borse che portano siano taroccate, ma sono di quelle che rappresentano l’accessorio d’obbligo per ogni signora di buona società dell’Occidente. Comprano le ragazze cinesi, dondolanti sui tacchi alti. Felici – mi pare – di aggiungere un’altra tacca al loro guardaroba occidentale: Zintiandy è il classico centro commerciale che si può trovare a Barcellona o a Parigi. Pieno di bar e ristoranti all’aperto, che si affacciano in piazzette affollatissime. Anche qui il rito dell’acquisto secondo il life style occidentale mi pare perseguito con passione dai giovani cinesi. Con la variante di Shanghai tang, negozio di abbigliamento di una catena di Hong Kong. Qui la questione del life style si rovescia. I capi hanno una foggia che strizza l’occhio all’Oriente, ma in chiave occidentale. E i prezzi varcano inesorabilmente la soglia dei 1500-2000 rmb. Quello che mi pare di cogliere, in questa marea di giovani cinesi, ben vestiti e ben curati che affollano gli avamposti occidentali, è la ricerca di uno stile di vita che li allontani più possibile dai negozietti delle strade meno centrali. I piccoli bazar dove si possono acquistare magliette con il marchio taroccato di Ralph Laurent a 99 rmb (11 euro), salvo poi ritrovarsi la pancia arrossata – effetto della sudorazione da umidità, probabilmente – dopo due ore che le indossi. Non so quanto sia diffusa e persistente questa corsa al life style occidentale, ma a Shanghai mi sembra un dato evidente, almeno per quella fascia di giovani in grado di spendere. Non so neppure se questa tipologia di nuova generazione cinese sia il prototipo della futura classe dirigente di questo Paese dalle mille facce. A me, però, sta più simpatico un giovane cinese incontrato all’Expo davanti al padiglione cinese. In piena ipersudorazione da clima insopportabile, il ragazzo mi deve aver visto in difficoltà climatica. Si è avvicinato e mi ha regalato un ventaglio di cartone, facendo segno con la mano di sventolarmi. Poi si è allontanato silenzioso, sorridendo. Gli sono grato. Rientrando in albergo e accendendo la tv, trovo un altro simbolo dell’Occidente, la Cnn. Che in questo momento sta dedicando un talk show alla questione della telefonata di Mel Gibson alla sua ex, con annesse offese. Gli ospiti del talk show, tutti ceronatissimi, azzimati e vestiti in perfetto life style occidentale, si azzuffano nell’analisi, alzando anche la voce. La speranza è che i giovani cinesi in cerca di Occidente, riescano a capire che, a volte, l’Occidente è ridicolo.

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