
Quando Goraj, ha preso il microfono, davanti ai 600 ragazzi del Treno della memoria, nella piazzetta davanti alla stazione di Cracovia, si è fatto il silenzio. E lei ha gridato dentro il microfono tutta la sua rabbia, per aver visto ciò che non avrebbe immaginato di vedere. Ma pure la sua certezza di ripartire verso la Toscana, piena di angoscia, ma anche di forza, e speranza nuove. Poi è scoppiata a piangere. E le sue lacrime hanno rotto l’argine del silenzio.
In tanti sono andati al microfono, per ringraziare, per testimoniare, per prendere impegni, semplicemente per dire che appena tornati a casa apriranno un profilo di Facebook dedicato al Treno della memoria, per restare uniti, per non disperdere le sensazioni e le emozioni di questi giorni, irripetibili per tutti. Ecco, forse proprio in quel momento, quando i ragazzi hanno annunciato che nel loro terreno di dialogo più comune, il social network più diffuso, e quindi con le loro abitudini e con il loro linguaggio, avevano deciso di dare cittadinanza, legittimità e continuità al ricordo e alla consapevolezza diventate patrimonio comune in questi giorni, tutti ci siamo resi conto che il viaggio del Treno della memoria, in realtà, cominciava proprio nel momento in cui finiva, alla stazione di Cracovia, crocevia di sentimenti e sensazioni che avevano ormai abbattuto ogni barriera di età.
Quando Ugo Cafaz ha sollecitato la marea oscillante dei ragazzi ad un abbraccio, è stato come se i giovani attendessero proprio quel contatto, per darsi coraggio, per ritrovarsi uniti. E poi, il minuto di silenzio per i milioni di persone che non ce l’hanno fatta a sopravvivere all’orrore di Birkenau e di Auschwitz, è stato in realtà un urlo di rabbia e un monito verso chi volesse riprovarci.
Tornano a casa i ragazzi toscani, torniamo a casa, più ricchi, più consapevoli, ambasciatori di un futuro migliore, evangelisti della ragione, combattenti della speranza. Pronti a mettere in dubbio le nostre scontate risposte, quelle del mondo senza fili spinati e senza forni crematori, sicuri che solo le domande – come ha detto l’ultimo dei ragazzi intervenuti davanti alla stazione di Cracovia – solo la disponibilità a lasciarsi sempre mettere in discussione dalle domande, ci farà viaggiare sicuri, più forti, nel nostro personale Treno della memoria sempre in partenza, in questo viaggio dei valori, che stasera nel gelido tramonto di Cracovia, appare perfino possibile.
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