Domenica sera ho concluso le mie ferie alla festa del Pd di Siena con la presentazione del libro “Goffredo Mameli – Scritti”, curato dal nipote Nino Mameli, pubblicato a cura del Consiglio Regionale della Toscana e distribuito nelle scuole superiori. Gli organizzatori di “Aperilibro” mi avevano affidato l’intervista al presidente del Consigliob Regionale, Alberto Monaci, proprio per approfondire la scelta dell’istituzione di stampare il volume nel 150° dell’Unità d’Italia. Dal Risorgimento e dalla vita eroica di Goffredo Mameli, morto a 22 anni in battaglia per difendere la Repubblica Romana, insieme a Monaci abbiamo fatto un viaggio fino ai nostri giorni. E siccome c’è aria di elezioni politiche e certezza di elezioni amministrative, ci siamo soffermati a leggere una delle pagine del libro di Goffredo Mameli, che non scrisse solo l’Inno d’Italia, ma fu poeta e politico di forte piglio innovatore. Così capace, da essere, ad appena 20 anni, una sorta di mediatore tra Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. La pagina che ci siamo riletti, con Monaci, davanti al pubblico di “Aperilibro”, è quella in cui l’11 gennaio 1849, Mameli fissa i requisiti dei candidati alle elezioni: “Prima e indispensabile dote dei candidati, quell’onestà personale che fa di un uomo politico un apostolo, d’una opinione una credenza, d’un partito una religione. Noi vogliamo uomini che sentano quello che dicono; rifiutiamo l’abitudine d’ipocrisia. Noi vogliamo la verità”. E ancora. “Scruteremo nei nostri candidati i fatti passati, elimineremo gli uomini che, o per tristizie o per inettezza, hanno mancato agli onori e agli interessi del paese”. Insomma, parole auliche, stile un po’ retorico, ma contenuto da sottoscrivere in pieno. Ho così chiesto ad Alberto Monaci, quale fosse l’identikit del candidato ideale a Siena: “Penso a Enea Silvio Piccolomini – ha risposto – al Papa senese, di Pienza, che sapeva conciliare le mille esigenze dell’epoca, con saggezza. Non credo che si debba stare molto attenti alla radice cittadina del futuro candidato. Anzi, la capacità di leggere Siena con l’obiettivo del territorio extramoenia, un po’ al di sopra di quelle attività di lobby particolari che caratterizzano l’area urbana, è una dote che sarà utile al futuro sindaco di Siena. Penso che uno dei primi cittadini più capaci sia stato Fazio Fabbrini, che veniva dall’Amiata”.
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