Una domenica al mare di Toscana, sulla spiaggia di Rosmarina, è una sorta di pausa benedetta, che ti solleva da tutto il resto. Ognuno ha i suoi luoghi dell’anima. Io sarò poco esotico, ma per me Marina di Grosseto è una sorta di buen retiro, dove i ritmi si attenuano, si fanno sincopati. La giornata è quasi felpata, nonostante la calca dei vacanzieri dai e vai. La lettura di “Le perfezioni provvisorie”, splendido noir senza toni crudi di Gianluca Carofiglio, aggiunge relax, completato, a sera, dalla possibilità di cimentarmi ai fornelli con pesce delle nostre parti. Niente roba dall’Oceano Indiano, semplice pesce di casa nostra. Ma la domenica sotto l’ombrellone è anche un momento di ascolto. Forzato, vista la vicinanza delle sdraio. E scopri, così, mille mondi che ti ronzano intorno. C’è la signora che sfoggia seno e labbra rifatte ed un incontenibile tatuaggio sul fondo schiena, di color rosso, che riproduce una bocca nell’atto – pare di capire – di baciare. Ci sono cento mamme alle prese con neonati o poco più, sfinite dagli obblighi di spiaggia – formine, castelli, buchette, etc. Ci sono i dialoghi sotto l’ombrellone, che meriterebbero spesso una web cam: si capirebbe di più come è il nostro Paese. Di come vorrebbe essere. Perchè la top ten dei dialoghi è presto fatta: molta Fiorentina e grande apprensione per il caso Insua; ancora qualche maledizione agli azzurri pallidi del Sudafrica; prime discussioni sul calendario prossimo venturo del campionato; riflessioni su Belen e la sua ammissione sulla cocaina; preparazione della serata con scelta del ristorante e gara a chi consiglia il posto migliore qualità-prezzo. Qualunquismo? No, io direi, ossigeno di sopravvivenza. Sono talmente leggeri questi dialoghi sotto l’ombrellone, che verrebbe voglia di fissare questi momenti al sapore di salsedine, come se facessero parte perenne del mondo reale, che ci aspetta tra qualche settimana, finita l’estate. Non abbondano – per fortuna – sulla mia spiaggia di Marina – i tecnodipendenti, quelli che non possono fare a meno di Internet, dell’i-pod, del cellulare che per forza ti deve far restare connesso a facebook. C’è gente normale, semplice, tutto intorno, che mi pare vada in cerca di serenità, di riposo, di una pausa meritata rispetto all’incalzare delle preoccupazioni. Gente che meriterebbe maggior rispetto da chi li governa. Gente che sorride per un gelato, che fa mettere i piedi nell’acqua alla nipotina con un palpito di emozione, che scatta fotografie col cellulare – questo sì, vorrei vedere – per non dimenticare il colore del mare o l’ultimo costume comprato a saldo la sera prima. A me piace questa gente così, poco trendy, affatto “cool”, molto vera. Per esempio, la giratina a Castiglione della Pescaia, poco distante, ma distante anni luce per tipologia di vacanza, ti riporta invece dentro un mondo di modaioli, di aperitivisti, che si rincorrono nel dedalo della folla rinchiusa dentro il piccolo corso del paese. E allora senti parlare di griffes, di locali di tendenza, di ristoranti “giusti”, che quest’ultima cosa a me personalmente proprio non va giù. Dopo mezz’ora di questo andazzo da tipico programma vacanziero delle tv mediaset, fa piacere poter riprendere la macchina – posteggiata lontano lontano, vista la calca – e tornare a Marina. E nascondersi nel bel mezzo della gente semplice, quelli delle vacanze semplici, senza stress discotecaro annesso. Che noia dirà qualcuno, al limite anche giustamente. Ma se avessero assaggiato le mie alici scottate appena, la penserebbero diversamente.
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Bel pezzo, giusto ieri vedevo questo vecchio filmato su youtube http://www.youtube.com/watch?v=e6ki-p1eW2o un grande poeta che invece di atteggiarsi alla facile denigrazione di ciò che è poco di tendenza, di ciò che l’intellighenzia (o sub tale) di allora liquidava con retorica faciloneria, approfondisce. E sente. Regalandoci una perla. Il tuo mi sembra su questa interessante linea di recupero di ciò che è reale contrapposto a ciò che ormai solo appare. Ciao
Ho 32 anni eppure mi sento vicino a queste parole. Leggere l’articolo mi ha riportato indietro nel tempo, a quando si partiva con mamma per andare al mare, con il bus e il panino con la frittata. Una nostalgia che ha solo 25 anni, una nostalgia che oggi ti rende vecchio agli occhi dei tuoi coetanei (che al mare devono bere i drinks, fare kitesurf e chattare con il blackberry). Sono anch’io fissato con le email sul cellulare e abbandono poco il lavoro anche in spiaggia, ma quando vedo un adolescente attaccato al suo Nintendo Ds, solo, sotto l’ombrellone, mi tornano alla mente le bruciature avute per le partite di pallone ad ogni ora, le corse verso il mare e quelle dita piene di rughe per un bagno che durava ore.
Del libro di Paolo Sorrentino (“Hanno tutti ragione” – Feltrinelli) c’è un concetto che mi ha colpito più di tutti: “negli anni ci hanno fatto credere che semplicità fosse sinonimo di banalità, che essere semplici fosse ugualmente imbarazzante dell’essere banali. Semplicità invece è sinonimo di felicità”.
Non è una formula perfetta (semplicità è, per assurdo, anche sinonimo di complessità) ma sono sicuro che dovremmo tenere a mente le parole scritte da Sorrentino quando decidiamo di acquistare un suv abitando in città, quando vogliamo tre cellulari per chiamare casa e quando andiamo al mare con il costume griffato, la suoneria del telefono con il volume al massimo e l’antipatia per i bambini che giocano ancora con la sabbia.
Dovremmo pensarci… e forse dovremmo anche auto invitarci a cena, perché le alici appena scottate sono una delizia!