
L’altra sera, alla Casa del Popolo di Galciana, a Prato, per la cena con Enrico Rossi presidente della Regione, le oltre 400 persone a tavola hanno mangiato crostini neri e acciugati, prosciutto e salame, e poi penne al sugo fatto come si deve, un po’ piccante. Una cena, insomma, dal menù tipico toscano e popolare. Che c’entra il menù di una cena, uno vale l’altro… No. Non è così. Il menù di quella cena era particolarmente in sintonia con la gente che partecipava a quella cena e con le cose che a quella cena, il nuovo Governatore della Toscana, ha detto. Soprattutto quando ha dichiarato. “Per anni tutto ciò che era popolare è stato bandito. Ora basta: riscopriamo il nostro dna popolare, i luoghi che frequenta la gente semplice, i dialoghi con la gente normale”. Parole che per me sono una sorta di musica dei sogni. Speriamo che questa voglia di cose popolari, concrete, semplici, sia davvero il leit motiv della legislatura che venerdì va a cominciare. E’ questa la forza delle cose popolari che un po’ tutti gli amministratori devono avere il coraggio – a mio parere – di riscoprire. Non c’è bisogno di stupire, di inventarsi le cose futuribili, mirabolanti, sorprendenti. C’è bisogno di cose che la gente capisca, non di lezioni tecnocratiche copiate pari pari dai siti americani dei guru della comunicazione. C’è gente che linkando e copiando, e mettendo sui propri avamposti internettiani roba creata da altri, si sta facendo spazio anche nelle credibilità delle istituzioni locali, dove si va in cerca, spesso, del futuro dimenticando il presente. La gente invece ha bisogno di un dialogo reale con chi amministra la cosa pubblica, a cui – per esempio – Internet può aggiungere. Ma non togliere: aggiungere un’ulteriore possibilità di scambio virtuale, non rappresentare una sorta di surroga al contatto vero e reale con la gente nel territorio dove le persone vivono. A me personalmente, dell’altra sera alla Casa del Popolo è piaciuta anche un’altra frase di Rossi: “Dobbiamo governare con dignità”. E’ già molto.
Monthly Archive for aprile, 2010

Due storie, a distanza di 24 ore l’una dell’altra. Due destini appesi ad un filo, ad un attimo che poteva segnare la fine di due esistenze, nel medesimo modo, incredibile. Due vite sull’orlo della spazzatura, salvate solo per la prontezza di spirito di due operatori ecologici, attenti a cogliere l’ultimo spiraglio di permanenza in vita di due uomini, invisibili ai più.
E’ successo in Toscana. Prima a Firenze, nella notte di Pasqua, poi a Carrara, nella notte successiva.
A Firenze, in via Ricasoli, un uomo ubriaco, stordito dall’alcool, si infila in una cassonetto per difendersi dalla pioggia. Difficile immaginare il momento in cui quell’uomo, si chiude sopra la testa il coperchio che lo divide dal mondo cirocostante. E sprofonda nel giaciclio improvvisato di rifiuti. All’alba, il camion della Quadrifoglio, è lì per svuotare il cassonetto. Scorrono sacchi di immondizia. E poi, all’improvviso, una mano. La nota un’operatrice ecologica. Si accorge che ci può essere una vita in mezzo alla spazzatura. Blocca la macchina e l’uomo è salvo.
Una ventina di ore dopo, a Carrara, la scena è simile. Stavolta è un giovane marocchino, anche lui ubriaco, che scivola nella notte dentro il contenitore della carta. Anche in questo caso l’operatore ecologico addetto allo svuotamento, si accorge della presenza dell’ubriaco, e lo salva dagli ingranaggi, senza appello, della macchina. Il giovane, appena scampato alla morte, si giustifica: “Ero troppo ubriaco per andare a casa. Lì dentro non avevo freddo”. E le due vite, strappate all’abbraccio mortale dei rifiuti, vanno avanti. Sull’orlo della spazzatura.
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