C’era, e c’è ancora, una certa Toscana che sa far ridere. E sa farlo senza volgarità, senza ammiccamenti modaioli o forzature. E’ una certa Toscana che appare erede diretta di Monicelli, che offre delle punte di genialità universale in Roberto Benigni, e poi tanti protagonisti di grande livello. Sconosciuti negli anni Settanta, fino agli anni Ottanta si sono fatti le ossa in mezzo ai teatri della Piana. Rilanciati dalle prime tv fiorentine con programmi storici come “Aria fresca”, hanno conquistato la ribalta nazionale negli anni Novanta.
Panariello, Pieraccioni, i Giancattivi, ma anche il grande Carlo Monni, per esempio, seppure lui sempre lontano dalla rilbalta generalista. Con Carlo Conti a fare da collante e apripista, questa certa Toscana regala da anni sorrisi sereni.E quando tornano a casa, quello che è bello, è che li senti ancora genuini, poco o per niente inquinati da quell’aria salottiera e radical chic, così tipica dei personaggi televisivi. A chi ha avuto la fortuna di seguirli, sabato sera a Campi Bisenzio – c’erano Panariello, Carlo Conti, Pieraccioni e Alessandro Benvenuti – sono apparsi ancora intrisi di quell’ironia popolare che tanto ha a che fare con l’arguzia delle nostre campagne. Semplici nelle loro battute, sinceri soprattutto nel moto di adesione a quella serata in memoria di uno di loro che non c’è più: Andrea Cambi. Quando si spengeva la luce sul palco, e i quattro personaggi rimanevano da soli con le proprie emozioni, in tanti hanno notato commozione trattenuta a stento. Sentimenti veri, insomma, vissuti senza sovraesposizioni, come dovrebbe essere sempre. Una piccola lezione di come si può essere personaggi e restare uomini. Una serata che lascia sperare in un esito positivo di quell’ideuzza manifestata da Carlo Conti nell’intervista a Simona Bellocci: ridare vita ad “Aria fresca”. Ce n’è bisogno. Come l’ossigeno.
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