Monthly Archive for febbraio, 2009

La Toscana salva Sanremo. Benigni, lezione di civiltà

robertobenigni1

Che dire della musica italiana in passerella nella prima serata del Festival di Sanremo? Meglio niente, anche perchè qualcuno può – legittimamente – dire che non sono un intenditore. Vabbè, ma le canzoni le ascoltiamo tutti da sempre. E allora, l’unica che resta un po’ in mente è quella del fiorentino Marco Masini. Nuda e cruda e perfino incline al turpiloquio. Vera, insomma.
Ma la Toscana che salva il Festival è quella di Puccini, nell’emozionante “Nessun dorma” con Mina che apre a distanza la kermesse e il maestro di Torre del Lago che rievoca la Toscana, le arie create nel suo lembo amato di Toscana. E poi, dopo, il giullare di Vergaio, Roberto Benigni che a prescindere dal compenso, incanta e conquista, come sempre. Prima fa ridere e sorridere, circumnavigando intorno a Berlusconi e dintorni, prendendo in giro Iva Zanicchi e la sua canzone, maramaldeggiando sul Veltroni appena dimissionario. Poi, dà lezione di civiltà, declamando la lettera scritta da Oscar Wilde, dal carcere, al giovane amato: “Amava una persona - ha detto Benigni – lo misero in carcere, per questo”. E poi, subito dopo, ecco la sorpresa di un altro toscano, Pupo, che con Paolo Belli e il senegalese  Youssou N’Dour, lanciano un vero e proprio inno contro il razzismo. Che di questi tempi, non scomoda affatto. Insomma, meno male che c’è la Toscana, a Sanremo.

Massese, l'altra faccia del calcio

 

“Oggi i ragazzi hanno mangiato: una macelleria ha regalato l’arrosto e un bar ristorante l’ha cucinato…”. E’ l’attacco del pezzo che Giuliano Fontani ha scritto sul Tirreno di oggi. I ragazzi in questione sono i giocatori della Massese, giovani padri di famiglia, onesti lavoratori del pallone, pochi aspiranti campioni, tutti consapevoli di quanto sia duro mettere insieme la pagnotta quotidiana, giocando in serie D. Ma così, forse non se l’immaginavano. Non pensavano di dover accogliere i fondi di una colletta dei tifosi – come riporta Fontani – per pagare le camere di un albergo per la trasferta. Non pensavano di dover far festa perchè un bar ha messo a disposizione il pasto del giorno. Fa tristezza questa storia, non solo per i passati importanti della Massese, che ha sempre degnamente lottato nel contesto del calcio toscano, ma perchè quella che viene dalla terra delle Apuane è una storia che mostra l’altra faccia del pallone. Quella della marginalità e della precarietà, che investe anche il mondo dorato del calcio. E siamo sicuri che storie come quelle della Massese non siano così uniche. Il problema è che – fino a quando un giornale non le racconta – restano nascoste, osurate dall’abbagliante luccichìo del calcio miliardario. Si è perfino fatto passare Kaka, che guadagna poco meno di dieci milioni di euro l’anno, come una sorta di paladino della dignità perchè ne avrebbe rifiutati 15 dallo sceicco del Manchstrer City. Che sacrificio! Se davvero avessero dignità i signori del pallone, lui, Ibraimovich, Ronaldihno e tutti gli altri – che oltretutto con gli ingaggi pubblicitari inrementano non di poco i loro guadagni -, nonchè le società che le pagano così tanto, prenderebbero a cuore le vicende dei loro colleghi come quelli apuani. Con dieci minuti dei loro stipendi, al bar di Massa, pagherebbero per tutto l’anno i pasti dei calciatori della Massese.