Monthly Archive for gennaio, 2009

Le emozioni dell'arte, tra genio e follia

 

Non sono un critico, nè un esperto d’arte. Cerco di non farmi mancare, quando posso, incontri con l’arte, in tutte le sue forme, forse con un po’ di disordine. Così, mi vengono in mente – tra quelle che ho potuto visitare negli ultimi anni - la mostra di Monet a Brescia, quella sulla Pop Art alle Scuderie del Quirinale a Roma, ancora a Roma, al Vittoriano, l’esposizione di Manet e la bella “Impressionismo, dipingere la luce” che si è tenuta a Palazzo Strozzi a Firenze. Ma nessuna delle mostre citate, mi ha suscitato le emozioni di “Arte, genio e follia“, curata da Vittorio Sgarbi, che si è aperta ieri al Santa Maria della Scala, e resterà visibile fino al 25 maggio. Emozioni, riflessioni, sul rapporto tra genio e follia, sul confine imperscrutabile e mai netto tra i voli pindarici dei nostri pensieri e il riuscire a fissare, intuizioni, pensieri, piuttosto che incubi e visioni, in una forma d’arte. La mostra senese ci porta per mano fin dentro i nostri turbamenti, dentro il nostro cervello, forse più dentro i pertugi nascosti della nostra anima.
Parte, da molte di quelle centinaia di opere in mostra, una sorta di “sms” dell’emozione, che arriva con forza. Fissare da vicino certe immagini del Concerto nell’uovo di Bosch (foto in alto), certe pennellate di Mafai o di Kirchner, oppure i volti sfuggenti di Munch, piuttosto che l’ipnotico messaggio di Van Gogh, è un’esperienza, un viaggio anche impervio dentro la nostra coscienza. C’è, presente, nelle sale del Santa Maria, non fosse altro che per gli strumenti degli antichi manicomi esposti, una sorta di minacciosa metafora: quella della follia incombente.

La si coglie nello sguardo sbieco di Ligabue che ti fissa dai suoi autoritratti sincopati. La si riconosce in una delle teste con il becco di Messerschmidt. Eppure, è così forte l’urlo della genialità, che fuoriesce dalle opere in mostra, che l’arte finisce per avere la meglio. Non si esce dal Santa Maria con l’angoscia, con i turbamenti della pazzia dietro l’angolo. Si esce, piuttosto, con la speranza, che perfino di fronte alle zone d’ombra della mente, l’arte concede una via di fuga.
Sgarbi, nel belissimo catalogo edito da Mazzotta e stampato con grande perizia da Alsaba, cita Baudelaire nei Fiori del Male: “… Subito la ragione lo lasciò. D’un nero velo si coprì la fiamma di quel sole; irruppe tutto il caos in quella intelligenza, un tempo vivo tempio, in cui tutto era ordine e opulenza, e sotto i cui soffitti tanto fasto aveva scintillato. In lui, il silenzio prese dimora con la notte…”.
Ecco, uscendo dalla mostra, si ha la sensazione di aver socchiuso la porta sulla notte degli artisti, ma di essere riusciti ad attraversarla, ritrovando il loro – il nostro – giorno.

Lucca, i kebab e il retrogusto sgradevole

Il Comune di Lucca ha approvato in consiglio comunale il nuovo regolamento sugli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande che prevede, tra l’altro, il no all’apertura di nuove pizzerie veloci, al taglio, fast food, rivendite di articoli da mare e per la nautica, sexy shop ed esercizi di media e grande distribuzione, così come kebab e ristoranti etnici. La limitazione verrà applicata solo ed esclusivamente al centro storico, inteso come il territorio dentro i 4 km quadrati delle mura urbane e verrà applicata agli esercizi già esistenti o in caso di subentro. Fino a qui la notizia. Spicca, indubbiamente, nel contesto di un’operazione che altre città hanno già fatto per ridare decoro al proprio centro storico, la questione dei kebab. Perchè non si capisce bene come un bel kebab, pulito, di qualità, – purchè tale sia – possa arreccare danno al decoro di una città. La proliferazione dei fast food, anche delle pizzerie, che nascono come funghi accanto a monumenti e tesori d’arte dei nostri centri storici non può non venire arginata, ma il no al kebab appare come uno stop a ciò che non è autoctono, un provvedimento che anche se non è stato certamente pensato per questo, induce a pensare ad una sorta di rifiuto di altre culture, al di là della gastronomia. Più che alla salvaguardia del farro e della cucina tipica licchese, viene da pensare ad una limitazione anche per i tanti stranieri che ai kebab sono affezionati in virtù delle loro abitudini alimentari. Ma anche per la maggioranza dei giovani che – per fortuna – gradiscono incursioni gastronomiche nelle cucine altrui. Vero è che al di là dei 4 chilometri del centro storico lucchese, anche a Lucca ci sarà spazio per i kebab, ma ogni provvedimento, ogni divieto, contiene in sè una filosofia, un retrogusto più o meno recondito, che in questo caso – a mio parere – non è gradevole.

Zincone sul Corriere Magazine "svela" Martini

L’intervistato settimanale di Vittorio Zincone sul Corriere Magazine uscito oggi, è Claudio Martini, presidente della Regione Toscana. Sei pagine intense, con ben 69 domande, e risposte condensate in non più di 3 righe, come è nello stile di Zincone, e come dovrebbe essere sempre, soprattutto con i politici. Ma al di là della lezione di stile giornalistico, Zincone è riuscito a “svelare” Martini e a fare dell’intervista un contenitore pieno zeppo di notizie, oltre che di approfondimenti sulla persona.
Non entro nel merito della condivisione o meno dei contenuti politici di ciò che dice Martini – ognuno avrà i propri punti di vista in merito – ma l’intervista offre davvero molti spunti interessanti, a cominciare dalla prima risposta. Zincone chiede cosa accada nel Pd e Martini risponde: “Viviamo con qualche tremore”. Poi, il passaggio in cui Martini rivela che nel 2006, vista l’evidente inconsistenza del Governo Prodi, telefonò al Governatore dell’Emilia, Vasco Errani, dicendogli (alludendo appunto al Governo Prodi): “Vasco, facciamolo cadere…”. E rispetto al gioco al massacro delle correnti interne al Pd, di fronte a Zincone che lo etichetta come “dalemiano”, Martini risponde: “Sono martiniano…”.
Altro spunto, le polemiche sul tracciato della Tirrenica. Zincone incalza: “Sulla Tirrenica, avete contro ambientalisti, archeologi, intellettuali, Claudio Petruccioli, Furio Colombo”. La risposta di Martini: “Abbiamo contro il cosidetto partito di Capalbio. Quello è il miglior progetto possibile”.
E sul tema della vigilanza Rai, così caro ai media nazionali, tanto che sembra che sia questo il problema del nostro Paese, Martini dice. “Lei non può capire quanto mi inviperisce quando la mattina apro i giornali e vedo che si parla di questa roba”. Insomma, quello che ne esce è un Martini al di là delle mura toscane.
Tra le 69 risposte, si trova anche un affondo a “Porta a Porta” e al “Vespismo” che caratterizza i politici italiani: “Non andrei mai a Porta a Porta” dice Martini.
Tema questo, particolarmente caro a questo blog, visto che nel post di apertura, il 16 luglio scorso, proprio Porta  a Porta veniva da me citato come l’antitesi di quel giornalismo nobile, in bianco e nero, che vedeva in Murrow  e nella sua trasmissione radiofonica (che chiudeva ogni sera con “Buona notte, buona fortuna”) l’esempio che amo di più.

Multe strane, dopo il taxi dei bambini, ecco le campane della chiesa

 

E’ la settimana delle strane multe in Toscana. La contravvenzione comminata dai vigili urbani di Firenze al taxi Milano 25, perchè “troppo pieno di pupazzi”, ha finito per trasformare Caterina (la foto è del Corriere Fiorentino), l’autista che trasporta gratuitamente all’ospedale Meyer i bambini e i loro genitori, – per questo il suo taxi è così pieno di colori e pupazzi – in una sorta di eroina di Facebook. Sul social network sono stati infatti aperti due gruppi, a sostegno di Caterina. Uno si chiama ‘A sostegno di zia Caterina Taxi Milano 25′ e l’altro ‘Evviva Milano 25, taxi di Caterina e dei bambini di Firenze’ . Sull’Ansa si legge che sono gia oltre 5 mila iscritti e la crescita continua. 
L’altra strana multa di giornata viene da Prato. Un sacerdote è stato multato per il suono delle campane, troppo rumorose di notte. E’ successo a don Renzo Fantappié, parroco della chiesa di San Luca Evangelista, nella zona La Querce alla periferia di Prato, come riporta oggi La Nazione di Prato. La multa, pari a 1.036 euro, è stata contestata per inquinamento ambientale dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat).
Tanto per consolarsi, per convivere meglio con queste sanzioni… originali, giova rileggere certe ulteriori “originalità” previste dal nostro Codice della strada. Chiunque circola con veicoli a trazione animale muniti di pattini su strade che non sono innevate paga 22 euro (art. 51). E’ vietato realizzare corsi d’acqua nella sede stradale), sotto pena di una sanzione di 742 euro (art. 25). E’ vietato costruire baracche sulle strade, sotto pena di una sanzione di 148 euro (art. 20). E’ vietato spargere fango sulle strade , sotto pena di una sanzione di 36 euro (art. 15). E’ vietato piantare tende sulle autostrade), sotto pena di una sanzione di 36 euro (art. 175). E’ vietato bloccare colonne e convogli di truppe militari: sanzione di 36 euro (art. 163).§
Da cui si evince che costa di più riempire un taxi di pupazzi per bambini (la multa a Caterina era di 158 euro perchè assommava due sanzioni), che non piantare una tenda in autostrada (36 euro).

I colossi delle tv ora usano la diretta via Internet

C’è qualcosa che si muove nel pachidermico mondo dei colossi delle tv. Sia in Rai che a Mediaset si comincia a capire che l’utilizzo delle nuove tecnologie può consentire di far ricorso ad uno dei presupposti essenziali dell’esistenza stessa della tv – la diretta – senza i costi e gli apparati faraonici necessari con gli abituali strumenti tecnici usati fino ad oggi.
Grazie a Internet è infatti possibile mandare anche immagini riprese dalle telecamere sul web in tempo reale. La diretta streaming è uno dei cavalli di battaglia di www.intoscana.it fin dal suo approdo on line e fa dunque piacere apprendere che, da una parte Mediaset, con Tgcom trasmetterà per la prima volta in diretta streaming video su internet l’edizione completa di ‘Studio Aperto’, In occasione della ricorrenza dei 18 anni dalla nascita dell’informazione Mediaset. Il Tg di Italia 1 sarà contemporaneamente in onda sul web e sul canale televisivo. Dall’altra, la Rai, nel varo di Buongiorno regione, a partire da lunedì 19 gennaio ha inserito nel palinsesto della mezzora di nuova informazione (7,30-8 tutte le mattine dal lunedì al venerdì) collegamenti via web con vigili urbani e polizia stradale. Fa piacere soprattutto per la Rai, visto che il risparmio possibile grazie a Internet in qualche modo si riverbera anche sulle nostre tasche.

Quando la moda è più vicina alla gente

Aggirandosi, non certo con le competenze dell’addetto ai lavori, tra le mille fascinazioni di Pitti Uomo, che si colgono anche da siti web, giornali e serviti tv, quello che pare di cogliere è una tendenza ad una moda un po’ più “umana”, un po’ più vicina alla gente. Sarà che la rassegna in corso a Firenze è dedicata alla moda maschile e quindi, necessariamente, le fughe in avanti proprie degli stilisti al femminile, appaiono realisticamente meno possibili. Ma la sensazione è che la ricerca del look stia passando un po’ meno dal bisogno di trasgressione e di stupire per forza. Sembra di avvertire maggiore consapevolezza che la creatività, anche in presenza di creazioni di moda, è comunque propedeutica al fatto che gente normale debba poi, in qualche modo vestirsi.
Sarà l’effetto della crisi, ma questa edizione di Pitti Uomo appare sobriamente divertente, orginalmene realistica, in grado di mostrare la faccia più bella del made in Italy senza eccessi fuori stagione. E senzta tanta puzza al naso.
Ripeto: non è un commento da addetto ai lavori, ma solo da chi, vedendo anche molti abiti in grigio – gessato soprattutto – vista l’età, si è consolato. A proposito: la trovata più divertente allo stand di Cantarelli, con vari modelli che vestivano abiti gessati e che erano ingessati, simulando fratture alle braccia o alle gambe. Insomma, ingessati in gessato.
Per approfondimenti e video: http://www.intoscana.it/intoscana/informarsi/primapagina.jsp?id_categoria=1214&id_sottocategoria=1215&id=205514&language=it

I tre ragazzi morti a Firenze, il dolore e la speranza

Dopo Francesca e Margaux, oggi, martedì, si terranno i funerali di Mario, il terzo ragazzo morto nel terribile incidente stradale della notte dell’Epifania in via Pistoiese a Firenze. Sedici anni, le due ragazze decedute, 19 anni Mario. Gli altri due giovani coinvolti, tra cui il guidatore, vivranno durante la loro esistenza, mille e mille volte, l’incubo di quella terribile notte di morte.
Si fa fatica a pensare allo strazio delle famiglie, a genitori che avevano una sola figlia e se la sono vista porta via così. Non ci sono parole. Fa male il dolore, sempre, ma soprattutto quando a soffrire sono ragazzi così giovani, gli amici, apparsi distrutti e disparati, le loro famiglie. Eppure, se uno spiraglio di speranza c’è in questi giorni di lutto, in cui la partecipazione della città è stata così palpabile, lo si intravede proprio nei ragazzi, quelli più vicini alle vittime, ma anche quelli rimasti comunque colpiti, per solidarietà generazionale. Nella notte di sabato, in molte discoteche la musica si è fermata, ed è stato letto un messaggio che pressapoco, diceva così: ”Divertiamoci al massimo ogni sera ma divertiamoci anche la sera dopo e per sempre! Chi guida non beva! Chi guida non usi droghe! Chi guida non esageri con la velocità! Chi gli è accanto lo deve pretendere!”. Difficile raggiungere risultati sul fronte dello sballo del sabato sera e delle drammatiche conseguenze, se non sono i ragazzi stessi, per loro conto, per propria scelta consapevole, a decidere. La speranza è che lo facciano, scegliendo la vita, diventando artefici del proprio futuro, lasciandosi la possibilità di averne uno.

Se la Rai "insegna" il romanesco

Una quindicina di anni fa, quando ero capo della Nazione a Grosseto, ho avuto la fortuna di conoscere Alberto Manzi (nella foto). Era, in quel periodo, sindaco di Pitigliano. E’ stato soprattutto, per un paio di generazioni di italiani compresa la mia, il maestro di “Non è mai troppo tardi”, trasmissione mitica e irripetibile della Rai degli anni Sessanta. Parlavamo a lungo, quando veniva a trovarmi in redazione e con tutta la semplicità di cui era capace, mi confidava di aver avvertito la piena consapevolezza, durante gli anni in Rai, di aver contribuito davvero a migliorare l’alfabetizzazione degli italiani, soprattutto di aver aiutato tutti, a nord e a sud, a sentirsi un po’ più italiani perchè tutti imparavano a parlare un po’ meglio la lingua italiana. Anche grazie – soprattutto – alla sua trasmissione . Alberto Manzi era un gentiluomo, un uomo onesto e capace. MI sono chiesto che cosa avrebbe pensato, seguendo il Tg1 delle 13,30 di oggi In un paio di servizi i giornalisti si sono divertiti a sbattere in faccia a tutti gli italiani, il più puro dialetto romanesco. Come accade, del resto, in tanti canali Rai, a tutte le ore. Il debito  è diventato “debbido”, le strade ovviamente “asfaldade”, e via dicendo, con obbligo di raddoppio delle b e di trasformazione delle t in d. Come si farebbe in un’emittente dei quartieri romani.  Alberto Manzi non avrebbe gradito. Io neppure, visto che stiamo parlando della tv di stato, per la quale entro il 31 gennaio dovremmo tutti pagare un canone di 100 euro e passa. Anche fuori dal Lazio.