Monthly Archive for luglio, 2008

"A te" è un plagio? Giù le mani da Jovanotti… io mi fido di te

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I grandi siti di informazione italiani, da qualche ora rilanciano in grande spolvero le accuse che vengono dalla Spagna, dove senza mezzi termini si parla di plagio per la canzone di Jovanotti “A te”. Il brano avrebbe avuto una sorta di recente antenata in “A la primera persona” di Alejandro Sanz.
“A te” è la canzone contenuta in “Safari” che, da qualche mese,  imbarazza ogni uomo davanti alla sua donna. Lei ascolta e ti guarda un po di traverso. Come a dirti: ma te sei innamorato di me come lo è lui di quella? E te, inevitabilmente, ti senti in soggezione davanti a quell’amore che Jovanotti racconta così bene. Anzi, ti senti quasi in colpa e pensi: a me dirlo così non riesce.
Guarda caso, le accuse di plagio – che pure circolano da mesi – vengono fuori proprio nel giorno in cui Jovanotti invia gli inviti per il suo matrimonio, previsto a Cortona a settembre. Sposa Federica, la sua compagna da tempo, la madre della sua bambina. Giusto compendio per quell’amore anche contrastato e cantato in “A te”. E guarda caso, come spesso succede in questi nostri tempi di medialità spinta, ecco subito il contraltare, la “malanotizia”, il rilancio dell’accusa di plagio, il tourbillon che poi arriverà da poche parti.
Su You Tube, dove il video del confronto con “A la primera persona” gira da marzo, c’è anche un altro video, in cui qualcuno esegue alla chitarra un brano di J.Pachelbell, musicista nato nel 1653 e morto nel 1706. E che ricorda indubbiamente sia il pezzo spagnolo che il giro melodico di Jovanotti. Sarà che la musica uno la sente come crede, la ascolta anche per come sta in quel momento, sarà che “A te” è proprio bella, che il testo è venato di poesia vera, mentre la canzone dello spagnolo mi sembra la solita lagna spagnola. Sarà che Jovanotti ha la faccia pulita e insomma, per favore, non rovinateci anche Jovanotti. Sarà perchè è di Cortona, e allora spezzo una lancia per Jovanotti. Mi fido di te, mi viene da esclamare perfino citandolo, e tanti auguri per il matrimonio imminente.

Comunque, per chi voglia approfondire, pescando su You Tube, ecco il link per il video con la sinfonia seicentesca di Pachelbell: http://it.youtube.com/watch?v=hbNTg9rjLPI

Questo è invece il link per il video dove si comparano le canzoni di Jovanotti e Sanz (nota bene è stato postato su You Tube il 2 marzo 2008): http://it.youtube.com/watch?v=ZcT8KRSmp9Y&feature=related

E per chi ne avesse proprio voglia questo è il link al video de “A la primera persona”: http://it.youtube.com/watch?v=Bv70ki8yV1A&feature=related

Per chi vuole risentire “A te”: http://www.soleluna.com/safari/index.html

Ecco il testo di “A te”

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro
A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te
A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore
A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo
A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
a te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
a te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
a te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
a te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore,
a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei, sostanza dei sogni miei…
e a te che sei, semplicemente sei, compagna dei giorni miei…sostanza dei sogni…

Firenze in debito con Dante, polemica stucchevole

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I debiti con la storia difficilmente si riescono a sanare. Ma Firenze voleva provarci con Dante. Fu scacciato con accuse infamanti, ma appare ormai chiaro che quelle accuse di “frode , proventi illeciti, estorsione” non furono altro che un “piattino” servito da avversari politici per toglierlo di mezzo. Così il Consiglio Comunale di Firenze ha approvato l’avvio di una pratica ufficiale di riabilitazione, ma nel computo dei voti ce ne sono stati 5 contrari (2 Verdi, 2 Pdc, un Prc). Non sappiamo le motivazioni di questa scelta: evidentemente erano in possesso di elementi tali da far ritenere ancora Dante un fiorentino da esiliare. Fatto sta che l’ultimo pronipote del Sommo Poeta ha visto in quei cinque voti contrari un atto irriguardoso, tale da indurlo a rifiutare il fiorino della ribilitazione ed a bloccare, di fatto, tutte le pratiche per la revoca dell’antica condanna.
Inquieta che tutto questo accada nel bel mezzo di una contemporaneità che per Firenze è carica di problemi pesanti e difficili da gestire – in generale, ma per Firenze di più -, in un’epoca assillata da una crisi di idee, di risorse, di valori come quella che stiamo vivendo. Che si trovi, insomma, il modo per dividersi e polemizzare anche sulla riabilitazione di Dante, a distanza di 700 anni dall’accaduto, è veramente paradossale. Speriamo che non si arrivi alla nomina di commissioni d’inchiesta su quella condanna all’esilio; speriamo che l’appello del presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini – che è anche storico medievalista – venga accolto: “Lasciate in pace Dante”. Sì, perchè ogni ulteriore polemica sul caso apparterrebbe al capitolo, sempre denso di trame, del ridicolo. Forse si capisce di più, ora, il perchè di quel volto così accigliato della statua di Dante in Piazza Santa Croce.

La foto è tratta dalla seguente pagina di www.flickr.com :

http://flickr.com/photos/pinguinina/2364333080/

Vucumprà, ora sono diventati "devicumprà"

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I vucumprà, almeno sulle spiagge di Maremma sono ormai una minoranza. La categoria si è evoluta, e adesso prosperano i “devicumprà”. Sono i venditori ambulanti che hanno adottato il metodo dell’insistenza pervicace e dell’arroganza. Stamani, sulla spiaggia di Rosmarina, ho contato un transito di vucumprà e di relative richieste di acquisto pari a 28 soggetti all’ora, tra le 11 e le 12. Ho cronometrato e la media è piuttosto altina. Uno di questi è transitato mentre stavo leggendo e al mio silenzio rispetto alla solita offerta di acquisto di ciarpame, si è risentito: “Che sei arrabbiato?” ha esclamato a voce alta. E alla mia replica “No, ma non voglio niente”, l’ha buttata sull’orgoglio razziale: “Ce l’hai con noi neri?”. L’intervento di mia moglie ha evitato che la questione trascendesse, ma la situazione non è poi così paradossale. Il signore in questione, che nella fattispecie vendeva ombrelli (non è quello della foto), genere un po’ fuori stagione, faceva parte della categoria dei ”devicumprà”, quelli che se non compri da loro, ti fanno passare per razzista. Ovviamente, tutto questo nel più completo disinteresse del gestore del bagno. Al quale avevo appena pagato il balzello quotidiano all’insegna del più nitido caro-ombrellone, senza ricevere alcuna ricevuta. Se il mare di Maremma non fosse così bello…

PS: Giuro, anche di fronte ad un venditore dalla pelle bianca, non avrei mai acquistato un ombrello in spiaggia.

La foto, pubblicata su www.flickr.com, fa parte dell’album di Ibiscus27 http://www.flickr.com/photos/ibiscus27/

I furbetti dell'autovelox

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E stasera niente Carosello. Oppure: dopo i compiti non esci a giocare. E ancora: se non esci subito dall’acqua, niente gelato. Ricordo, anche con un pizzico di nostalgia, i dolci rimproveri di mia mamma. Se qualcosa non andava, la punizione aveva sempre un fine educativo: quello di farmi sottindere che un buon comportamento avrebbe potuto assicurarmi cose che mi facevano piacere. Che c’entra , si dirà, con l’autovelox nel titolo? Qualcosa c’entra. Ci riflettevo stamani in coda all’ufficio postale di Siena c0n il mio avviso di raccomandata in mano. Giallo, stavolta, ma in mezzo a tanti che lo avevano verde. Cioè, dovevano ritirare un atto giudiziario. E nella fattispecie, viste le esternazioni pubbliche di chi apriva il plico: multe da autovelox. Riflettevo, a voce alta, insieme ai colpiti, che quella punizione non educava granchè. Puniva. Ma l’autovelox debitamente nascosto nella piazzola coperta dalla siepe, dai furbi vigili urbani, non solo non educa, ma non ti fa nemmeno frenare. Fa felice le casse del Comune, riduce il ruolo del vigile urbano – anticamente un riferimento sociale importante – a mero graduatore dell’autovelox. Poco più. Altra cosa è l’autovelox segnalato, che ti costringe quantomeno a frenare. Altra cosa è rendere pubblico l’elenco degli autovelox: l’ha fatto la Provincia di Firenze per la Fi-Pi-Li, lo fa la Polizia Stradale rendendo noti gli autovelox volanti della settimana. Così l’effetto di deterrenza è certo, e forse anche quello educativo. Ma tanti comuni, soprattutto in questa estate di spostamenti, fanno i furbi. Che bello sarebbe poter rendere noti gli autovelox nascosti, quelli subdolamente piazzati dai “furbetti del fischiettino” dietro siepi o cartelloni, sul limitare dei limiti di velocità decrescenti. Insomma, ci sono autovelox che fanno il loro mestiere onestamente e altri che lo fanno in modo insinuante. Chi ha qualche segnalazione da fare di questi ultimi, ben venga. Il fine non è levarci i soldi quando andiamo troppo veloci, ma indurci a rallentare: l’autovelox “furbettino” non svolge questo ruolo.

Tasse, caldo e cravatte a torso nudo

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Nel Consiglio regionale della Toscana ieri si è tenuta una vera e propria “lezione” di Scienze della Comunicazione. Si è scritta una pagina mirabile di “Manuale dell’Informazione Contemporanea”. In aula era infatti in programma l’approvazione del Documento di Programmazione Economico-Finanziaria della Regione, come dire il diario di bordo in materia di investimenti e tasse della Regione. Sapere come vengono spesi i soldi e se ci saranno o meno nuove tasse, dovrebbe ancora rientrare, a regola, tra le cose di interesse dei cittadini. Ma leggendo stamani i giornali si nota con chiarezza che un avvenimento accaduto in Consiglio ha superato di gran lunga, quanto ad appeal giornalistico, le scelte regionali in materia di investimenti e tasse. A catturare di più l’attenzione dei media, è stato infatti lo show di Fabio Roggiolani, che ha deciso di presentarsi in giacca e cravatta, ma senza camicia, a torso nudo. (il video è di Rtv38) L’intento era quello di protestare per il fatto che, pur nella calura, non si potesse entrare in aula senza cravatta. E Roggiolani si è così attaccato al fatto che nel regolamento si prescrive la cravatta, ma  non si fa cenno all’obbligo di camicia. Un divertissement, che pure si è tradotto in una dura polemica in aula. E anche per questo oggi, il conto dei centimetri quadrati di carta stampata dedicati a Roggiolani a torso nudo, supera di gran lunga quello degli articoli – che pure non mancano – sul documento su investimenti e tasse della Regione.
Ogni giudizio sul tema è senz’altro fuori luogo, anche perchè – per fortuna – i giornali scelgono di per proprio conto e ogni scelta è legittima. Tra parentesi, nei miei lunghi anni di carta stampata, anche io avrei dato più efficacia alla tematica estiva, e quindi alla protesta della cravatta. Perchè il trend è questo, le logiche dell’informazione sono queste. Ed è per questo che la vittoria netta, quanto ad interesse mediatico suscitato, di Roggiolani “descamisado”, sul Dpef regionale, è una piccola ma densa pagina che dovrebbe trovar posto in ogni manuale di comunicazione contemporanea.

Prato, la concorrenza cinese nel cuore del tessile

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Ho lavorato e vissuto per tre anni a Prato. E ho apprezzato il dinamismo, la velocità, l’intraprendenza e anche la capacità di godersi la vita dei pratesi. Ho fatto in tempo a constatare gli ultimi effetti positivi del boom legato al tessile, alla splendida escalation del distretto tessile più grande d’Europa. Ma ho nel contempo preso piena cognizione  anche di quanto fosse pesante e pericoloso l’arrembaggio cinese al sistema-Prato. Così, oggi, a distanza di qualche anno, non mi sono affatto sorpreso del titolo del libro scritto dalla collega Silvia Pieraccini “L’assedio cinese”, ben documentato, ricco di notazioni in presa diretta su quello che la Pieraccini ha definito “il distretto parallelo del pronto moda di Prato”. Ho scritto tante volte, quando ero a Prato, che le due tematiche indispensabili rispetto alla presenza della comunità cinese a Prato erano l’integrazione e la legalità.   Certamente, su questo secondo punto, il libro della Pieraccini e l’inchiesta video di Massimo Esposti e Sara Bianchi apparsa sul sito del Sole 24 ore dal titolo “Attacco al cuore del made in Italy”, mettono in evidenza una realtà – appunto quella del distretto cinese a Prato – fatta di manodopera clandestina, lavoratori in nero, mancato rispetto delle regole. Nei video on line sul sito del Sole 24ore si documentano, ad esempio, acquisti senza fatture che appaiono prassi consolidata: la deregulation è abitudine. L’Unione Industriale Pratese parla oggi in termini drastici del distretto cinese parallelo: “Il risultato è un paradiso fiscale, in cui almeno un miliardo di euro di giro di affari è realizzato in nero. E’ viva la preoccupazione delle imprese locali, che temono la diffusione del virus dell’illegalità al distretto tessile pratese storico, il più grande, famoso e studiato in Europa, nonostante la crisi che l’ha investito negli ultimi anni. Da qui i reiterati allarmi dell’Unione Industriale Pratese, che da tempo chiede maggiore vigilanza e misure straordinarie di contenimento di un fenomeno anch’esso di dimensioni straordinarie“. Scrive la Pieraccini nel libro: “Il distretto cinese di Prato è l’esempio più eclatante e più sconcertante, di assalto al manifatturiero italiano sferrato in casa, con armi sleali e regole di mercato truccate“.
La situazione, a Prato, è simile putroppo a tante altre realtà del nostro Paese, dove il rispetto della legge è un dovere per tanti cittadini e dove pochi altri  hanno invece una sorta di “diritto” di sfuggire alle regole e alle leggi. Questo è il primo punto forte – il non rispetto delle regole – che consente alla concorrenza cinese insediatasi nel cuore della città del tessile, di agire come un  tarlo che sta provocando danni anche d’immagine non comuni al “made in Prato”. E dispiace, perchè i pratesi, con la loro capacità d’impresa, con la loro atavica abitudine a rimboccarsi le maniche, con la loro genialità applicata alle “pezze”, non si meritano di essere lascati da soli di fronte all’ “assedio cinese”.

Questo il link per leggere il comunicato stampa sul libro:
http://www.ui.prato.it/unionedigitale/v2/areastampa/areastampa-dett.asp?doc=UIP033051.doc

Queso il link per il dossier del Sole 24 ore “Attacco al cuore del made in Italy”:
http://www.ilsole24ore.com/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2008/attacco-made-in-italy/

San Miniato, quella strage con due colpevoli

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La strage di San Miniato se la ricordano i vecchi del paese, i superstititi di quel giorno maledetto. Ce la ricordiamo tutti per averla vista ricostruita nel film “La notte di San Lorenzo” dei fratelli Taviani. A decine rinchiusi dentro il Duomo, in quel giorno – era, come oggi, il 22 luglio, ma di 64 anni fa – in cui gli Alleati arrivarono a liberare San Miniato dai tedeschi. Morirono in 56 e nell’immaginario collettivo, nella ricostruzione del film dei Taviani, nella lapide che fu apposta nel decennale della strage, quella fu un’altra delle terribile imprese dei nazisti in Italia. Oggi, è stata apposta un’altra lapide, scritta da Oscar Luigi Scalfaro, con la quale si corregge la lapide del 1954 e si certifica un’altra versione: i 56 morti furono vittime del cannoneggiamento degli alleati, si afferma che l’attribuzione della strage ai tedeschi fu errata. 
Nel sito del comune di San Miniato (www.comune.san-miniato.pi.it/stampa.htm) si riporta il testo integrale dell’intervento del sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. E’ il racconto di un percorso di onestà, di coraggio, che nessuno può certo permettersi il lusso di tacciare di “revisionismo”. La ricerca della verità non può mai essere etichettata. Perchè nella scelta di trasparenza compiuta da San Miniato, c’è anzi, ancora più forte, la condanna del nazifascismo. Se i tedeschi, sentendo il fiato sul collo degli americani, non avessero rastrellato la popolazione rinchiudendola nel Duomo, le cannonate alleate non avrebbero colpito nessuno, se non le pareti della chiesa.
Fin dalla fine della guerra, le inchieste su quanto accaduto a San Miniato, si accavallarono: una fu compiuta dal 362° reggimento di fanteria Usa, un’altra dal comando generale della V Armata, una terza dall’allora sindaco di San Miniato, Biagioni, che trasmetterà gli atti a Carlo Giannattasio giudice del Tribunale di Firenze. Il 13 luglio 1945 il magistrato ipotizza  che furono i tedeschi a lanciare una granata contro il Duomo. Ma già nel 1997 un articolo sulla Nazione di Paolo Paoletti attribuiva agli americani la paternità della strage. Oggi, sul Tirreno, Luciano Gianfranceschi ripercorre le tappe di questa vicenda che “cambia”, indirettamente, anche il copione del film dei Taviani. L’amministrazione comunale di San Miniato non ha interrotto la ricerca della verità, giungendo ad una nuova commissione d’indagine nel 2001. Oggi il livello di conoscenza e consapevolezza, filtra l’elemento indispensabile della verità storica con la memoria collettiva e trova nella lapide scritta da Scalfaro e inaugurata stamani, il punto più alto di coraggio e trasparenza. Le parole del sindaco Angelo Frosini, meritano di essere riflettute, perchè in fondo fanno capire come – di fronte alla globale barbarie della guerra – non fosse poi così importante stabilire la nazionalità del cannone da cui partì la granata : “La nostra strage - ha detto - ha come protagonisti entrambi gli eserciti schierati in campo: quello tedesco e quello degli alleati. Certo con modalità e responsabilità militari diverse, ma dalla cui dinamica l’esercito tedesco non può tirarsi fuori. La nostra strage è soprattutto figlia della brutalità e delle logiche irrazionali della guerra…”.  Per colpa della guerra, senz’altro neppure oggi, San Miniato troverà pace.

La società "liquida" e i miei nonni, Riguardo e Provino

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Alzi la mano chi può vantare una coppia di nonni – non uno come eccezione, ma proprio entrambi i nonni – dai nomi più singolari. Sono convinto di vincere, o almeno di piazzarmi bene,  perchè il mio nonno paterno si chiamava Riguardo e il mio nonno materno si chiamava Provino. Venivano, rispettivamente  da Radicofani alle pendici dell’Amiata e da Campagnatico nella Maremma più profonda. Nati intorno al giro di boa tra Ottocento e Novecento, entrambi erano di profonda estrazione contadina. E contadini sono rimasti fino a quando non sono venuti in città. Di loro, delle mie radici contadine, sono profondamente orgoglioso. Perchè erano gente con le mani callose, semplici, genuini. Pensavo a loro, stamani, leggendo Alberoni sul Corriere, che ci avvertiva del fatto che la società contemporanea è “liquida”. Pensavo, a loro, ai miei nonni contadini, legati alla terra, alla solidità della terra, alla durezza della terra. La loro era una società “solida”, tanto “solida”. Intrisa di fatica dalla mattina alla sera. Di liquido, al tempo dei miei nonni, c’era solo il sudore. Eppure li ricordo entrambi sempre sorridenti, felici – mi pareva – nella loro semplicità.  Pensavo a loro leggendo – sempre Alberoni stamattina  - che ci invita a “mobilitarci come se fossimo in guerra” – davvero, che brutta metafora!! – per produrre di più, lavorare di più, inventare di più. I miei nonni furono costretti a mobilitarsi per andare in guerra, davvero, da ragazzini. E non ricordavano nemmeno come fecero a non rimetterci la pelle. Inventarono un metodo, questo sì geniale, per mettere insieme il pranzo con la cena, con tre figlioli a testa. Meriterebbero un premio nobel di economia, postumo, come artefici della società solida. Vissero, senz’altro, più poveri ma più felici di noi.

La società degli anziani, e i ragazzi ai margini

Paolo Virz’, intervista a Italia Wave

Con Paolo Virzì, a Livorno, in mezzo alle musiche incalzanti delle band di Italia Wave, finalmente approdata a Livorno – forse la città geneticamente più affine alla grande kermesse del rock – nel corso di un’intervista riflettevamo insieme su un concetto, del resto ben evidente nella filmografia del regista livornese: “I ragazzi sono vittime di questa nostra società anziana dice Virzi -  In cui chi è in là con gli anni ha diritti riconosciuti e privilegi, come la pensione, che i ragazzi non avranno mai. La lotta di classe si è trasformata in lotta generazionale”. Soffermarsi sulla considerazione di Virzì, mette i brividi, per noi, per i nostri figli. Dagli anni in cui la pensione era un diritto, si è già arrivati al tempo in cui la pensione è un privilegio riservato alla casta degli anziani. Tutto questo fa paura e rende sempre più marginale il ruolo dei giovani nel quadro dell’evoluzione della nostra società, sempre più sclerotizzata, sempre più dei soliti noti. Nel film “Tutta la vita davanti” Virzì ha offerto la rappresentazione, ironica ma anche carica di amarezza, dei connotati della “generazione precaria”. E raccontandola ha offerto una visione ben diversa da quella dei giovani che erano protagonisti della storie dei film del neorealismo. Allora i volti ingenui e quasi candidi degli attori erano carichi di speranza, oggi anche dai film più riusciti – come quelli dei Virzì – non può che emergere la frustrazione, la paura, il dolore, di chi davanti avrà sì, tutta la vita, ma senza certezze.

L’intervista-video è a questo indirizzo:
http://www.intoscana.it/intoscana/mediacenter/italiawave/index.jsp?index=9&idasset=181610&id_mediaasset=67174&id_sottocategoria=1496&language=it#contentBody

Se i cani, finalmente…

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Due storie da cani, negli ultimi giorni, hanno lasciato il segno sulla stampa toscana. La prima è quella della boxerina divisa dal padrone per la detenzione di quest’ultimo. Lei si stava lasciando andare, depressa – hanno detto – in ogni caso non più attratta dalla vita perchè privata dell’amore del suo padrone. L’incontro – racconta chi c’era – è stato commovente, tanto era il trasporto della boxerina.
L’altra storia viene da Livorno e riguarda uno yorkshire colpito con un  violento calcio da un signore – si fa per dire – che faceva jogging. Il cagnolino è gravissimo.
Al di là delle due storie in sè, colpisce la collocazione decisa dai giornali: il Corriere Fiorentino ha piazzato in in taglio basso di prima pagina la storia della boxerina depressa, il Tirreno in taglio di prima pagina la storia triste dello yorkshire. Segni, entrambi, di sensibilità nuova e profonda per gli animali. Evviva. Dopotutto, i cani sono senz’altro migliori di noi. Non tradiscono, ti guardano ed è come se ti parlassero e non hanno freni inibitori nel saltarti al collo urlando quando torni a casa (Grazie Lilly…).